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Francesco Pira neo commissario provinciale del MPA di Agrigento

Francesco Pira, 44 anni, originario di Licata, da qualche giorno è il nuovo commissaruio provinciale del MPA di Agrigento. Sociologo della comunicazione e giornalista, ha pubblicato 16 tra saggi e manuali per importanti case editrici nazionali. Come inter maglietta giornalista ha lavorato per Videomusic realizzando anche un reportage in Iraq. E’ stato dirigente dell’Assessorato alla Comunicazione e al Turismo della Regione Toscana dal 1995 al 2000, ha diretto società di comunicazione e svolto attività di consulenza sulla comunicazione istituzionale per vari enti pubblici. Professore aggregato di Comunicazione nell’Università di Udine, nello stesso ateneo ha coordinato il progetto della Web radio ed è stato direttore responsabile della testata giornalistica radiofonica. Collabora inoltre con le Università di Pisa, Messina e con la sezione aggregata di Venezia dell’Università Pontificia Salesiana. E’ Consigliere Nazionale dell’Associazione italiana della Comunicazione pubblica. Ha vinto nel 2006 maglia juventus “Oscar del Web” per il monitoraggio dei siti internet pubblici e nel 2007 il Premio “Euromediterraneo” per la Comunicazione. Nel 2008 è stato nominato Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica per l’attività di ricerca e saggistica. Per realizzare questa intervista, che nasce da una conversazione molto amichevole e disinvolta avviata su Facebook, è stato utilizzato un lunedì di Pasqua, dedicato parzialmente al riposo che precede il ritorno al lavoro dopo un paio di giorni di ferie. Perchè decidi di impegnarti direttamente attraverso il partito? Rispondo con il massimo dell’onestà. Da tantissimi anni studio il complesso fenomeno della Lega Nord ma anche l’evoluzione dei partiti della Seconda Repubblica. Ho sempre avuto simpatia per il calcio maglia progetto autonomista del Presidente Raffaele Lombardo. Mi hanno invitato a partecipare ad un convegno a Palermo dove c’erano importanti docenti di varie università europee. Mi hanno chiesto di parlare del rapporto tra comunicazione e partito etno-regionalista. Ho cercato di spiegare in pochi minuti cosa ha fatto la Lega Nord e cosa dovrebbe fare un Movimento con l’MpA. Il Presidente Lombardo mi ha chiesto se avevo voglia di impegnarmi. Ci ho pensato un po’ e ho deciso di accettare. Sa perché? Perché sono siciliano fino al midollo. Perché ho vissuto tantissimi anni fuori dalla Sicilia. So cosa significa essere terrone. So cosa vuol dire dimostrare tutti i giorni che non si è potenzialmente mafiosi. So che i grandi partiti tradizionali non si occupano della Sicilia e del Sud. Tante prove ed esperimenti sono stati già fatti. I risultati sapete quali sono. Ecco perché il mio impegno. Hanno ancora un ruolo questi contenitori che un tempo erano una sorta di shell- istitution? Una delle cose più belle che mi stanno accadendo in queste ultime ore è sentire il calore delle persone che credono nel grande progetto politico del Partito del Sud. Ho ricevuto decine di telefonate, centinaia di messaggi su Facebook e sulla mail, di persone che vogliono essere rappresentate ma che sono anche pronte ad impegnarsi. Su un progetto che poggi sul riscatto della Sicilia. Persone stanche di essere considerate sudditi, di chiedere favori. Persone che vogliono contare come cittadini di una terra che ha una storia ed una tradizione non meno importante di altre che hanno fatto la fortuna anche con le intelligenze dei siciliani, e sa che le dico…anche di molti agrigentini. E perchè il MPA? Perché il Presidente Lombardo ha dimostrato anche nell’azione di governo di saper rompere con il passato. Di affidare incarichi gestionali importanti a persone che hanno lottato la mafia. Penso agli assessori Russo alla sanità o Chinnici. O anche a grandi intellettuali di quest’isola. Penso al Professor Centorrino. E’ questa la migliore risposta che si può dare sul nostro territorio. E poi perché nella nostra provincia è un partito consolidato. Che ha grandissime possibilità di crescita. E io lavorerò con tutte le mie forze per comunicare la capacità che in ogni singolo comune, all’ente provincia, alla regione il MPA sta dimostrando. Solo un partito etno-regionalista può occuparsi della Sicilia e dei siciliani. Spero di essere utile. Spero di farcela. Da Udine ad Agrigento è una complicazione o l’opportunità di gestire un rapporto complesso? E’ un opportunità che ha un siciliano di tornare nella sua Sicilia. Di un agrigentino di tornare nella sua provincia di origine e nella città capoluogo. Quando vedo la nostra provincia in fondo alla classifica della qualità della vita stilata dal Sole 24 Ore sento dentro di me rabbia ma allo stesso tempo voglia di lavorare ad un grande progetto di riscatto. Ci sono le condizioni e le potenzialità. Ecco perché si torna da Udine ad Agrigento. Per mettere a disposizione la propria esperienza. Ho fatto il dirigente regionale in Toscana, il consulente di numerose amministrazioni in Italia. Sono uno studioso di comunicazione pubblica, sociale e politica. Ma amo la mia terra in maniera viscerale. Come pensi di conciliare anche dal punto di vista logistico il tuo impegno nel partito? Lavorerò in Sicilia e tantissimo ad Agrigento. Girerò tutti i comuni della provincia. Mi occuperò di spiegare ovunque il progetto del Presidente Lombardo per una Sicilia migliore. Perchè un intellettuale, ad un certo punto, fa una scelta come la tua? Perché sente il bisogno di dedicarsi alla sua terra. Perché crede che lo spirito di servizio debba vincere sull’egoismo. Ho studiato e scritto negli ultimi 2 anni su Obama. Lui è il mio esempio. Si può vincere anche se si è neri e figli di persone qualunque ma perbene. Ho perso il padre a 13 anni. Mi ha trasmesso l’amore per questa terra. Mi ha insegnato che si può vivere al servizio degli altri e non vivere fregando gli altri. Era a Licata il Presidente dei commercianti. Aveva una piccola lista civica e veniva sempre eletto in Comune. Anche lui da giovane aveva la passione per il giornalismo. Il suo esempio mi ha guidato nella vita in ogni mia scelta. Non so se sono un intellettuale. So che i quindici libri che ho scritto sono serviti a tante persone per avere una visione diversa su argomenti spesso inesplorati. Il mio compito non è cambiato. Voglio far diventare la politica di un grande partito del territorio a portata di tutti gli agrigentini. Questo è il mandato che ho ricevuto e questo è quello che farò. E’ questa la mia idea di potere. Tra spinte autonomiste e pratiche ascariste come rilanciare una poltica a favore della Sicilia iun una fase in cui si accentuerà il progetto in senso federalista del Paese? Questa tua domanda risponde in maniera intelligente a tutte le altre. Ecco quale federalismo approverà l’Italia e per chi? Per noi siciliani? E cosa sarà della Sicilia quando l’Europa chiuderà i rubinetti. Vorrei che qualcuno venisse a spiegare bene nella nostra provincia che federalismo ci aspetta e cosa ne ricaveremo. Il nostro compito è spiegare la nostra idea di federalismo che è diverso di quella della Lega Nord. Loro hanno le idee chiare. E sanno come condizionare il Governo. Noi dobbiamo attrezzarci. E’ questo il senso di un MpA forte e di un futuro Partito del Sud ancora più forte. Facciamo un esempio pratico: l’aeroporto. La scelta del Presidente della Provincia Eugenio D’Orsi di lottare per una infrastruttura utile sul territorio è stata supportata dal Presidente della Regione Lombardo e dall’Assessore agrigentino Roberto Di Mauro. Entrambi si sono spesi e si spenderanno per far passare il messaggio che devono essere i territori a scegliere il futuro. Ma anche per aggregare risorse per far diventare il nostro territorio competitivo. Dicendo anche precisi no a scelte che vanno contro la tutela dell’ambiente e del territorio. Come vedi l’attuale rapporto tra politica e questione morale? E’ un argomento complesso. Difficile da esaurire in poche righe. Ti confesso che sono preoccupato. Molto. Vorrei che ognuno avesse rispetto dell’altro. Una volta fui invitato in India ad un convegno su Etica e Comunicazione, a Bangalore. Provai a raccontare alcuni articoli della nostra Costituzione. C’erano 500 persone provenienti da tutto il mondo. Mi applaudirono perché riuscii a raccontare che il nostro era un grande Paese fondato su una grande Carta fatta dai Costituenti. Oggi non so se riuscirei a poter dire le stesse cose. Non pensiamo per un attimo alla politica. Parliamo di calcio: io sono Juventino. Ci hanno tolto un paio di scudetti. Adesso dicono che forse non toccano neppure all’Inter…Ma in che paese siamo? E’ tutto un Grande Fratello. E questo fa sembrare tutto losco e sporco. Occorre ripartire dal basso e restituire ai cittadini la voglia di sentirsi soggetti partecipanti. Ne parlo spesso nei miei interventi. Dobbiamo introdurre il principio della relazionalità consapevole. Io rispetto il politico ma lui deve rispettare me. Alcune questioni, da tempo, irrompono nel dibattito politico: a partire dalla bioetica. Ritieni che i partiti debbano orientare provvedimenti legislativi in merito? Anche su questo ritengo che ci siano state tifoserie. Ad esempio uno dei casi emblematici nel nostro Paese è quello di Eluana Englaro. Ho ascoltato più volte il padre, ma anche gli uomini di Chiesa. Da cattolico cristiano dico che sono preoccupato perché su certi temi si fanno campagne elettorali. E’ bene discuterne fino in fondo e poi prendere delle decisioni. Come si fa in America. Chi governa prenda delle decisioni che rispettino i valori etici e la necessità della scienza. Quando le due cose non coincidono allora il legislatore sceglie. Non può diventare tutto una Corrida. Che grado di autonomia pensi di avere nella conduzione del partito? Questa è una bellissima domanda. Penso parecchia perché al momento tutti pensano che io rispondo sempre a quell’altro. Chi vuole fare dell’autonomia una bandiera deve essere libero di scegliere. Parlerò con tutti e incontrerò tutti. Tra i pochi meriti che mi riconoscono e mi hanno riconosciuto ovunque ho lavorato: nelle tv, nei giornali, nelle istituzioni e nel privato, c’è quello di saper fare squadra. La politica è una cosa diversa. Ma molti non sanno che io ho studiato i comportamenti dei politici e ne so prevedere le mosse. Spero mi sottovalutino, magari sarò più libero di quanto possano gli altri pensare. Comunque ho mandato pieno dal Presidente Lombardo e dal Commisario Senatore Oliva di portare il nostro Movimento ad un congresso che sia il più democratico dei congressi. C’è poi un altro aspetto fondamentale per chi crede nell’autonomia: ogni realtà locale deve fare delle scelte sul proprio territorio. Il compito sarà quello di indicare le linee strategiche del partito ma le scelte saranno frutto del confronto sui singoli territori. Vorrei aggiungere un’altra cosa a cui tengo: io vengo dalla società civile. Non ho mai fatto politica attiva. Ma bisogna stare molto attenti con candidati che vengono scelti sulla base della loro indipendenza e che poi magari tradiscono l’elettorato. I partiti rappresentano ancora oggi un luogo dove selezionare la classe dirigente. Di questo sono convinto. Certo bisogna lavorare sulla formazione. E noi lo faremo in provincia di Agrigento. Così come lavoreremo sulle nuove tecnologie per raggiungere il numero più alto di persone che vivono qui. I dati ci confermano che il 50% degli agrigentini non vanno a votare. E tra quelli che vanno dentro le urne il 10% lascia la scheda bianca. Vogliamo parlare a queste persone per spiegare che se i siciliani votano per i siciliani qualcuno si occuperà di loro. La tua è una scelta di prospettiva o, per ora, non ci pensi? La mia è una scelta d’impegno, di servizio e di naturale attaccamento alla mia terra. Era molto più facile pontificare da docente di comunicazione o da esperto. Invece ho deciso di spendermi partendo dalla mia provincia di origine. Partendo dal Sud del Sud d’Italia. Lavoreremo per un partito dei siciliani e dei meridionali. Per un partito che sia un punto di riferimento per tutti coloro che vogliono una Sicilia migliore. Ma prima di parlare di prospettive bisogna capire cosa si è capaci di fare. Ho sempre fatto così in tutte le mie esperienze. Non ho mai avuto regali e non sono figlio di papà. So cosa è la gavetta, il sudore, il sacrificio. Sono come il Camerun ai mondiali: deve vincere 5 a zero per passare il turno. Cosa ti piacerebbe intestare alla tua esperienza, come battaglia politica a favore del territorio? Vorrei che un giovane siciliano possa andare in giro per il modo e non sentirsi mafioso. Ti racconto questa: nel 1992 andai in Iraq con Videomusic per fare un reportage sui danni dell’embargo. Era il periodo del terzo raid americano. Momenti di tensione ma una grandissima esperienza professionale da inviato in un teatro di guerra. Mi presentarono al mio arrivo a Bagdad il funzionario del Ministero dell’Informazione (c’era il dittatore Saddam al potere) che mi chiese da quale parte dell’Italia venivo. Risposi che ero siciliano: “ah Sicilia, Schillaci, mafia”. Ecco vorrei che questo non accadesse più. Vorrei che qui il giudice Livatino potesse ancora lavorare per la nostra libertà. Vorrei che i giovani potessero sapere che per una volta c’è chi li accompagna per un futuro migliore e non li raccomanda per prevaricare gli altri. Non so se sono stato chiaro…. Salvatore Pezzino
29.12.11 03:41
 


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